REGGIO CALABRIA. Pur se riconosciuto seminfermo di mente dovrà scontare 11 anni e 4 mesi di reclusione. E’ questo il verdetto emesso dai giudici della prima sezione della Corte di Assise d’Appello (Bruno Finocchiaro presidente, Rosalia Gaeta consigliere), nei confronti di Giuseppe Arilotta, 60 anni, l’operaio idraulico forestale del Consorzio di bonifica, che la notte del 16 maggio del 2008, a Trizzino di Terreti, esplose, attraverso una finestra, due colpi di fucile calibro 12, all’indirizzo del fratello Domenico. Quest’ultimo, morì agli Ospedali Riuniti dopo 12 giorni, per le conseguenze dell’efferato gesto. Ad armare la mano di Giuseppe Arilotta sarebbe stato il sospetto che la propria moglie lo tradisse proprio con il fratello. Questa circostanza, però è stata smentita categoricamente nel corso delle indagini. Giuseppe Arilotta, dopo avere sparato, si diede alla fuga alla guida di una Lada Niva, ma fu bloccato dopo alcune ore in località Passo della Troia nei pressi di Gambarie dagli agenti del Corpo forestale dello Stato e dai carabinieri della Stazione di Santo Stefano d’Aspromonte. Sottoposto a perizio psichiatrica, all’imputato che peraltro aveva confessato spontaneamente di avere sparato con la finestra dell’abitazione del fratello, è stata diagnosticata una “psicosi cronica qualificabile come disturbo delirante”. A conclusione del giudizio di primo grado, celebrato davanti al Gup Francesco Petrone, Giuseppe Arilotta era stato riconosciuto colpevole quantunque il reato fosse stato commesso in stato di vizio parziale di mente e, concesse le attenuanti generiche, applicata la riduzione di pena per effetto del rito abbreviato, condannato a 11 anni e 4 mesi di carcere. Stamattina, conclusa la requisitoria l’avvocato generale dello Stato Francesco Scuderi ha chiesto la conferma di tale pena cui si è associato l’avvocato di parte civile Giuseppe Aloisio. Il difensore dell’imputato, avvocato Giulia Dieni, invece ha sollecitato l’assoluzione per non aver commesso il fatto e in subordine la derubricazione in omicidio colposo. I giudici hanno però confermato la sentenza di primo grado. Informazioni personali
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giovedì 13 maggio 2010
Confermata la pena all'operaio che uccise il fratello
REGGIO CALABRIA. Pur se riconosciuto seminfermo di mente dovrà scontare 11 anni e 4 mesi di reclusione. E’ questo il verdetto emesso dai giudici della prima sezione della Corte di Assise d’Appello (Bruno Finocchiaro presidente, Rosalia Gaeta consigliere), nei confronti di Giuseppe Arilotta, 60 anni, l’operaio idraulico forestale del Consorzio di bonifica, che la notte del 16 maggio del 2008, a Trizzino di Terreti, esplose, attraverso una finestra, due colpi di fucile calibro 12, all’indirizzo del fratello Domenico. Quest’ultimo, morì agli Ospedali Riuniti dopo 12 giorni, per le conseguenze dell’efferato gesto. Ad armare la mano di Giuseppe Arilotta sarebbe stato il sospetto che la propria moglie lo tradisse proprio con il fratello. Questa circostanza, però è stata smentita categoricamente nel corso delle indagini. Giuseppe Arilotta, dopo avere sparato, si diede alla fuga alla guida di una Lada Niva, ma fu bloccato dopo alcune ore in località Passo della Troia nei pressi di Gambarie dagli agenti del Corpo forestale dello Stato e dai carabinieri della Stazione di Santo Stefano d’Aspromonte. Sottoposto a perizio psichiatrica, all’imputato che peraltro aveva confessato spontaneamente di avere sparato con la finestra dell’abitazione del fratello, è stata diagnosticata una “psicosi cronica qualificabile come disturbo delirante”. A conclusione del giudizio di primo grado, celebrato davanti al Gup Francesco Petrone, Giuseppe Arilotta era stato riconosciuto colpevole quantunque il reato fosse stato commesso in stato di vizio parziale di mente e, concesse le attenuanti generiche, applicata la riduzione di pena per effetto del rito abbreviato, condannato a 11 anni e 4 mesi di carcere. Stamattina, conclusa la requisitoria l’avvocato generale dello Stato Francesco Scuderi ha chiesto la conferma di tale pena cui si è associato l’avvocato di parte civile Giuseppe Aloisio. Il difensore dell’imputato, avvocato Giulia Dieni, invece ha sollecitato l’assoluzione per non aver commesso il fatto e in subordine la derubricazione in omicidio colposo. I giudici hanno però confermato la sentenza di primo grado.
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