
CITTANOVA. Due persone, Maria Gerace, 84 anni e il figlio, Angelo Curinga, 57 anni sono state uccise intorno alle ore 16.30 a colpi d'arma di fucile calibro 12. A compiere il duplice omicidio è stato Giovanni Curinga, 61 anni, bracciante agricolo, figlio maggiore di Maria Gerace, il quale ha sorpreso la madre all’interno dell’abitazione di via Garibaldi e poi ha raggiunto il fratello Angelo in contrada Barletta uccidendolo. Giovanni Curinga, che si è costituito subito dopo aver portato a termine il duplice omicidio, ha ammesso le proprie responsabilità. L’omicida è stato interrogato dal sostituto procuratore di Palmi Giulia Pantano e dal capitano Raffaele Rivola, comandante della Compagnia carabinieri di Taurianova. dove in questo momento viene interrogato dal pm della Procura di Palmi Giulia Pantano. Alla base del duplice omicidio vi sarebbero contrasti per motivi d'interesse tra Giovanni Curinga, da una parte, e la madre ed il fratello Angelo dall'altra che si trascinavano da alcuni anni ed avevano raggiunto il culmine dopo che c'era stata la donazione del terreno da parte di Maria Gerace al figlio Angelo.

I dissidi non si erano attenuati neppure dopo che Giovanni Curinga era stato colpito dal tumore all'intestino. L'uomo era stato operato più volte e si era anche sottoposto ad alcuni cicli di chemioterapia. Per compiere il duplice omicidio, il bracciante agricolo ha utilizzato un fucile calibro 12 che deteneva legalmente. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, Curinga si è recato prima nell'abitazione della madre e l'ha uccisa. Non trovando il fratello, che viveva con la madre e che era anche lui bracciante agricolo, è andato in campagna per cercarlo e quando lo ha trovato lo ha ucciso con la stessa arma. Curinga si è poi presentato ai carabinieri della Compagnia di Taurianova, confessando il duplice omicidio. La malattia dell'uomo, che è sposato e con figli mentre il fratello era celibe, potrebbe avere influito, secondo quanto riferito dai militari, sulla sua decisione di uccidere la madre ed il fratello. I rilievi sono stati compiuti dal personale della Sezione investigazioni scientifiche del Comando provinciale di Reggio Calabria, che ha operato sul posto sotto le direttive del luogotenente Salvatore Leva.
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