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venerdì 28 maggio 2010

Catturato il latitante Vincenzo Gullì

REGGIO CALABRIA. All’alba di oggi, in località Bocale, agenti della polizia di Stato della Sezione criminalità organizzata della Squadra mobile, diretti dal vice questore aggiunto Diego Trotta, con il coordinamento del 1° dirigente Renato Cortese, hanno catturato il latitante Vincenzo Gullì, 42 anni, residente in città. Gullì era inseguito da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione per delinquere di tipo mafioso, armi e tentato omicidio (operazione “Nuovo Potere”). L’arrestato, inoltre, è pluripregiudicato per traffico di stupefacenti, omicidio ed associazione per delinquere di tipo mafioso. E’ elemento di spicco della nota consorteria mafiosa federata Paviglianiti-Maesano-Pangallo operante nei “Locali” di ‘ndrangheta di Roccaforte del Greco, Roghudi, San Lorenzo e Condofuri, nel basso versante jonico della provincia i cui capi Santo Maesano cl. ‘57 e Domenico Paviglianiti, cl. 61 sono da tempo detenuti poiché entrambi condannati all’ergastolo. Consorteria che, per anni, si è contrapposta a quella degli Zavettieri in una sanguinosa faida denominata “faida di Roghudi” che, nel corso degli anni ’80 e’90 ha mietuto decine e decine di morti in ambedue gli schieramenti. Il provvedimento cautelare a carico di Gullì scaturisce dall’attività investigativa condotta dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Reggio Calabria avviata a seguito del tentato omicidio di Teodoro Spanò cl. 1958, anch’egli organico alla consorteria mafiosa, avvenuto l’8 aprile del 2004, allorquando due sicari a bordo di una moto (in seguito risultata rubata) gli esplodevano numerosi colpi d’arma da fuoco. Nella circostanza, Spanò era riuscito a scampava fortunosamente alla morte. Mesi dopo, a Roccaforte del Greco, veniva ucciso in un agguato di matrice mafiosa uno dei capi della consorteria Paviglianiti-Maesano-Pangallo: il boss, Antonino Pangallo cl. 1970, inteso “Chiumbinu” o “Cinghiale”, che il 4 marzo 2004 era stato, a sua volta, localizzato e catturato a Madrid, in Spagna, dalla stessa Squadra mobile di Reggio Calabria e dalla polizia spagnola poiché, all’epoca, latitante, nell’ambito dell’operazione antidroga “Zappa” condotta nel 2004. I due fatti di sangue hanno indotto la locale Procura Distrettuale ad intraprendere indagini finalizzate ad individuarne i responsabili e ad aggiornare la geografia degli assetti criminali nel contesto degli indicati “Locali” di ‘ndrangheta. Ed all’esito di tali indagini, il Gip di Reggio Calabria lo scorso il 13 gennaio ha emesso 27 orinanze di custodia cautelare a carico di altrettanti esponenti della cosca, tra i quali, appunto Gullì. Il ruolo che egli ha assunto in seno ad una tra le più potenti ‘ndrine della provincia di Reggio Calabria affiora a seguito delle numerose attività investigative condotte, negli anni, con particolare riguardo a due dei “Locali” più turbolenti della provincia: quello di Roghudi e quello di Roccaforte del Greco. Già con le Operazioni “Armonia”, del 2000, e “Zappa 2”, del 2006, entrambe condotte dalla Squadra mobile e culminate rispettivamente con oltre 50 arresti, la prima, e 40, la seconda, era stato certificato che il “Locale” di Roccaforte del Greco, piccolo comune aspromontano, sciolto ben due volte per infiltrazioni mafiose, fosse storicamente caratterizzato da un’egemonia mafiosa di elevatissimo spessore criminale. I suoi pochi abitanti sono inoltre legati da vincoli di parentela (e delinquenziali) con gli abitanti di Roghudi, centro poco distante in cui operano le due cosche mafiose: Zavettieri, da un lato e Paviglianiti-Maesano-Pangallo, dall’altro. Le due consorterie negli anni 1980-1990 sono state protagoniste di una lunga e sanguinosa faida cessata grazie alla mediazione del potente boss Giuseppe Morabito detto “Tiradritto”, capo dell’omonima consorteria criminale di Africo e primula rossa del panorama mafioso ionico (così come emerso nell’ambito della vicenda giudiziaria scaturita in seguito all’operazione “Armonia”). Anche i due fratelli di Gullì, Antonino, cl. 69, e Alfonso, cl. 72, entrambi pluripregiudicati, sono ritenuti organici alla stessa consorteria criminale federata. Tutti e tre, ad esempio, sono stati indagati nell’operazione antidroga “Cattedrale” condotta nel 2000 dalla Squadra mobile per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. Essi gestiscono un noto bar in pieno centro storico di Reggio Calabria. Quanto alle modalità esecutive della cattura, il personale della Squadra mobile, avendo con certezza appreso che Gullì trascorreva da tempo la propria latitanza nella frazione Bocale, ha fatto irruzione in un appartamento posto al civico 280 di via Nazionale, dove il latitante è stato rintracciato ed arrestato. Sono in corso accertamenti per verificare la proprietà, ovvero la materiale disponibilità, dell’appartamento, panoramico e ben arredato, dove il latitante è stato catturato. Dopo le formalità di rito e la notifica del provvedimento cautelare, Vincenzo Gullì è stato associato presso la Casa circondariale di via San Pietro.

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