REGGIO CALABRIA. Beni per un valore di circa sei milioni di euro sono stati sequestrati dal personale della Divisione anticrimine della Questura alla cosca Logiudice. L’efficace strumento dell’aggressione dei patrimoni provento delle attività criminose, ha trovato ancora una volta valida applicazione nel capoluogo reggino, a seguito della proposta avanzata dal questore Carmelo Casabona al Tribunale – Sezione misure di prevenzione presieduto dal dottor Vincenzo Giglio. Le indagini patrimoniali, coordinate dal primo dirigente della Polstato Benedetto Sanna e dirette dal responsabile dell’Ufficio misure di prevenzione vice questore aggiunto Mario Lucisano, costituiscono il seguito dell’articolata attività investigativa, condotta dalla Squadra mobile diretta da Renato Cortese, sfociata nello scorso mese di ottobre in una ordinanza di custodia cautelare disposta dal Gip, che ha consentito di far emergere un quadro inquietante sulla capacità economica e criminosa di Luciano Logiudice, esponente emergente di una famiglia mafiosa che da diversi anni ha consolidato la propria posizione nel panorama criminale reggino. Logiudice, arrestato il 19 ottobre del 2009, per aver intestato a prestanome parte del suo patrimonio mobiliare ed immobiliare al fine di eludere le norme in materia di misure di prevenzione, è attualmente detenuto presso la Casa circondariale di Tolmezzo in provincia di Udine. Lo scorso mese di gennaio, Luciano Logiudice, è stato colpito da una ulteriore ordinanza di custodia cautelare in carcere perché ritenuto responsabile del delitto di usura, estorsione ed esercizio abusivo dell’attività creditizia. Le indagini patrimoniali hanno consentito di mettere in luce il possesso di alcuni beni immobili, l’acquisizione diretta o indiretta di attività economiche nonché la gestione di nuove attività commerciali illecitamente acquisite ovvero impiantate ex novo con i proventi dell’attività delittuosa, che costituivano non soltanto un mezzo di investimento degli illeciti profitti, ma sovente uno strumento finalizzato alla elusione delle norme in materia di sequestri patrimoniali. A tal proposito un concreto esempio è rappresentato dall’impresa individuale “Peccati di gola”, con sede in Reggio Calabria via Missori, avente ad oggetto l’attività di bar e pasticceria, che sebbene fittiziamente intestata a prestanome, è stata ricondotta al Logiudice. I numerosi tentativi di eludere la normativa antimafia sull’accumulo di capitali di provenienza illecita e la normativa sul riciclaggio delle ricchezze illecitamente acquisite sono stati evidenziati al locale Tribunale – Sezione M.P. dalla Divisione anticrimine al termine di un’attività che ha consentito di individuare oltre alle attività commerciali, già raggiunte dal sequestro preventivo, ulteriori beni immobili e mobili.BENI SEQUESTRATI:
1) tre appartamenti: piano terra, primo piano e piano attico, lussuosamente rifinito con ampia terrazza e vista mare, facenti parte di un fabbricato avente sede in Reggio Calabria via Missori;
2) due appartamenti siti al quarto piano di un fabbricato avente sede in Reggio Calabria via Polistena;
3) un appartamento sito al quarto piano di un fabbricato avente sede in Reggio Calabria via Filippini;
4) patrimonio aziendale dell’impresa individuale “Peccati di gola di Mogavero Vincenza” con sede in Reggio Calabria via Missori, avente ad oggetto l’attività di Bar e Pasticceria, comprensivo di una unità locale sita in Reggio Calabria via Amendola;
5) immobile adibito ad attività commerciale sito alla via Amendola;
6) patrimonio aziendale della società “Nautica Spanò di Spanò Pasquale & C. snc” con sede in Reggio Calabria via Calamizzi Mare, avente ad oggetto l’attività di cantiere nautico;
7) patrimonio aziendale della società “Ambrosina motori srl” con sede in Milano via Muratori, nota concessionaria di auto lusso (Ferrari, Porche ecc.);
8) due autovetture di cui una Porche Cayenne turbo S;
9) diversi conti correnti intestati a Luciano Logiudice, ai familiari conviventi ed alle suddette imprese.

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