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mercoledì 28 aprile 2010

Manti uccise l’ex moglie senza premeditazione

REGGIO CALABRIA. Ridotta in appello la pena nei confronti di Francesco Manti, 55 anni, l’autista dell’Atam che uccise l’ex moglie davanti l’abitazione di Montebello Jonico. I giudici della prima sezione della Corte d’Assise d’Appello (Bruno Finocchiaro presidente, Rosalia Gaeta consigliere) hanno escluso l’aggravante della premeditazione rideterminando la pena in 14 anni e 8 mesi di reclusione. Proprio sulla questione della premeditazione si sono fondate le precise argomentazioni difensive proposte nei motivi d’appello dagli avvocati Nico D’Ascola e Francesco Azzarà. La tesi della difesa è stata condivisa anche dalla pubblica accusa. L’avvocato generale Francesco Scuderi (nella foto), a conclusione della requisitoria ha infatti chiesto alla Corte di escludere l’aggravante della premeditazione e “rideterminare la pena nella misura che l’organo giudicante riterrà di giustizia”. Francesco Manti, che aveva deciso di farsi giudicare con il rito abbreviato, era stato condannato dal Gup a 15 anni e 4 mesi di carcere. Manti, seppur ammettendo le proprie responsabilità, aveva sempre escluso di avere agito seguendo un disegno programmato. Il delitto fu consumato il 19 settembre del 2008 in contrada Tegani di Motebello Jonico, quando l’autista dell’Atam, al culmine di una discussione esplose nove colpi di pistola, legalmente detenuta, all’indirizzo dell’ex moglie Orsola Nicolò, colpendola al torace. Alcuni colpi, ferirono la donna, ma secondo il medico legale, uno soltanto fu quello mortale, cioè quello che lacerò l’arco aortico.

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