
ROSARNO. Due mesi dopo la rivolta di gennaio e la reazione violenta che ne seguì, sono ancora trecento gli immigrati che vivono in paese. Una minoranza rispetto ai tremila che c'erano in precedenza, nelle strutture di ricovero dell'ex Opera Sila e della Rognetta, dove erano ospitati in condizioni di sovraffollamento e di estrema precarietà igienica. Eppure Rosarno non li vuole e continua a manifestare nei loro confronti un atteggiamento ostile, anche se negli ultimi tempi non sono avvenuti episodi di intolleranza o, tanto meno, aggressioni.

Le forze dell'ordine, comunque, tengono la situazione sotto controllo per prevenire nuove manifestazioni di intolleranza nei confronti degli immigrati. La vigilanza è alta, inoltre, per evitare concentrazioni eccessive di immigrati, come avveniva in precedenza, in condizioni igieniche non adeguate. Il Commissario prefettizio, Domenico Bagnato
(nella foto), dice che «
non sarà più tollerata la creazione di strutture di ricovero in cui sia ospitato un numero eccessivo di immigrati. In quel caso scatterebbero subito le ordinanze di sgombero. I controlli si sono fatti più rigidi anche da parte dell'Ispettorato del lavoro per evitare che gli immigrati vengano impiegati ''in nero"». Moussa Boussim, 35 anni, africano, che a Rosarno a gennaio subì gravi ferite a causa dell'aggressione da parte di alcuni abitanti del paese dopo la rivolta di un gruppo di immigrati, ha paura di tornare in paese. Ha trascorso buona parte di questi due mesi nell'ospedale di Polistena, dove gli sono state curate le lesioni interne subite nell'aggressione. Ha quasi perso un rene e sul suo viso i segni della sofferenza fisica sono ancora evidenti. «
Io con la rivolta - dice Moussa -
non c'entravo nulla.
Eppure sono stato aggredito e picchiato selvaggiamente. Adesso mi sono stabilito a Polistena, dove però le occasioni di occupazione per uno come me sono ben poche. Dovrei tornare a Rosarno perchè qui nei campi c'è ancora lavoro, ma non voglio farlo perchè temo di subire nuove aggressioni». Moussa ha come angeli custodi i militanti della Filcams-Cgil, che hanno preso a cuore il suo caso e tentano di dargli forza e incoraggiarlo. «
Dalla Calabria - dice Moussa -
non voglio andare via perchè qui, malgrado quello che è accaduto, mi trovo bene. Nei confronti dei rosarnesi non provo alcun risentimento, ma non posso evitare di avere paura. Spero un giorno di recuperare la mia serenità e di potere tornare a Rosarno in un clima di pace e fratellanza».
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