
REGGIO CALABRIA. Era il 26 luglio del 2005, quando nella centralissima piazza Vittorio Emanuele di Gioiosa Jonica, alla presenza di numerose persone, venne assassinato Pasquale Simari, 40 anni, pregiudicato ritenuto vicino alla cosca Ursino. La vittima si avvide della presenza del killer e tentò una disperata fuga, inseguito dal criminale, che in corsa gli esplose contro altri colpi di pistola. Ferito gravemente in varie parti del corpo dai micidiali colpi, Simari cercò rifugio all’interno di un locale pubblico. L’uomo, fu raggiunto e ucciso. Il sicario esplose anche il classico colpo alla nuca. Su posto furono repertati nove colpi di pistola calibro 6, 35. In piazza Vittorio Emanuele, nessuno vide nulla. Le nove detonazioni, benché si fosse in piena estate, furono “scambiate” dai presenti per innocui scoppi di mortaretti natalizi. Nonostante, si sia trovata davanti a reticenze e omertà, l’attività investigativa dei carabinieri, convenzionalmente denominata “Mistero”, prende avvio imboccando la pista giusta. Dalle modalità di esecuzione e dall’efferatezza del crimine, gli investigatori dell’Arma capirono immediatamente che la matrice del fatto era mafiosa e quindi, dopo i primi accertamenti esperiti sotto le direttive della Procura della Repubblica di Locri, il fascicolo venne inviato alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Il lavoro investigativo (svolto sia con l’ausilio di attività tecnica che riscontri sul territorio), si è presetato subito difficoltoso e complesso soprattutto per l’ambiente omertoso che è caratteristico della zona. Le indagini, tuttavia, hanno accertato che il movente del delitto era legato a dei conflitti d’interesse sorti all’interno del gruppo criminale di appartenenza del Simari. Quest’ultimo, infatti, dopo la scomparsa del boss Vincenzo Macrì, ammazzato in un agguato mafioso a Siderno il 30 aprile del 1994, aveva deciso di mettersi in proprio. Simari, quindi, aveva riallacciato rapporti con elementi affiliati alla ‘ndrina “Cordì” di Locri, che in quel periodo era in guerra con quella dei “Cataldo” operante nelle stesso Comune, a sua volta alleata con la famiglia mafiosa “Costa-Curciarello” di Siderno, federata con la cosca Ursino. Pasquale Simari, inoltre, aveva apertamente sfidato gli Ursino recandosi al funerale di Salvatore Cordì, ammazzato a Siderno il 31 maggio 2005, nonostante gli fosse stato espressamente “sconsigliato”.

Le investigazioni hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico di: Antonio Ursino, “don Totò”, 60 anni, di Gioiosa Jonica, pluripregiudicato, ritenuto il capo dell’omonima cosca di ‘ndragheta, attiva a Gioiosa Jonica, nei comuni della vallata della fiumara Torbido e con proiezioni nel nord Italia, soprattutto il Piemonte; Tommaso Costa, 50 anni, di Siderno, pluripregiudicato, capo dell’omonima cosca federata con gli Ursino, ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio Simari, già detenuto perché imputato dell’omicidio del giovane imprenditore di Siderno Gianluca Congiustra, assassinato il 24 maggio del 2005); Marcello Zavaglia, 43 anni, di Grotteria, pregiudicato, ritenuto il factotum della famiglia Ursino; Cosimo Salvatore Panaia, 41 anni, di Gioiosa Jonica, pregiudicato, in atto detenuto per traffico di droga, imparentato con la famiglia mafiosa Ursino di Gioiosa Jonica e Curciarello di Siderno, persona di fiducia di Totò Ursino; Giuseppe Versaci, 31 anni, di San Luca, con pregiudizi penali, inserito in un vasto traffico di droga tra la Calabria e la Puglia; Giuseppe Lastella, 45 anni, di Bari, con gravi pregiudizi penali per traffico di droga e altro, inserito di un vasto traffico di droga tra la Calabria e la Puglia. Gli arrestati devono rispondere a vario titolo di omicidio in pregiudizio di Pasquale Simari, associazione a delinquere di tipo mafioso, concorso in spaccio di sostanze stupefacenti, tentata estorsione, danneggiamento mediante incendio, procurata inosservanza di pena ed altro. Il tutto con l’aggravante “agevolazione delle attività mafiose”. I carabinieri del Comando provinciale supportati da personale dello Squadrone Eliportato “Cacciatori” di Vibo Valentia sono entrati in azione alle prime luci dell’alba di oggi, eseguendo le ordinanze di custodia cautelare in carcere a Gioiosa Jonica, San Luca, Reggio Calabria, Bari e L’Aquila. Contestualmente, i militari operanti hanno dato esecuzione al decreto di perquisizione locale, nonché a un avviso di garanzia, emesso dalla Dda di Reggio Calabria – dottor Antonio De Bernardo - a carico di altre sette persone ritenute contigui e/o gravitanti alle stesse cosche mafiose, a vario titolo ritenute responsabili di associazione mafiosa, concorso in trasferimento fraudolento di valori, tentata estorsione, spaccio di droga, favoreggiamento personale, procurata inosservanza di pena e altro. I particolari dell’operazione “Mistero” sono stati resi noti dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, dal comandante provinciale colonnello Pasquale Angelosanto, dal comandante del Gruppo di Locri, tenente colonnello Valerio Giardina, dal responsabile del Nucleo investigativo del Gruppo Locri maggiore Alessandro Mucci e dal capitano Vincenzo Giglio, comandante della Compagnia di Roccella Jonica.
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