REGGIO CALABRIA. Si è concluso con la conferma di cinque dei sei ergastoli inflitti in primo grado il processo d’appello per l’omicidio di Luigi Rende, l’eroica guardia giurata (è stata concessa la medaglia al valore) uccisa nel corso di un conflitto a fuoco ingaggiato con i malviventi durante un tentativo di rapina. I giudici della prima sezione della Corte di Assise di Appello (Pasquale Ippolito presidente, Rosalia Gaeta consigliere), a conclusione della camera di consiglio protrattasi per circa tre ore, hanno confermato la pena dell’ergastolo a Giovan Battista Familiari, 34 anni, di Pentidattilo; Santo Familiari, 41 anni, di Chorio; Giuseppe Papalia, 37 anni, di Sinopoli; Marco Marino, 31 anni, di Reggio Calabria; Francesco Giuseppe Gullì, 27 anni, di Roghudi. La sentenza emessa dal Gup Santo Melidona il 12 novembre del 2008 è stata riformata solo nella parte relativa alla posizione dell’imputato Domenicantonio Papalia, 31 anni, di Sinopoli, al quale è stata rideterminata la pena in a 20 anni di reclusione. A conclusione della requisitoria, l’avvocato generale Francesco Scuderi aveva richiesto la conferma della pena dell’ergastolo per i sei imputati. Richiesta cui si erano associati gli avvocati Francesco Arena (Sicurtrasport) e Giulia Dieni (familiari della vittima), rappresentati delle parti civili. Il vigilantes Luigi Rende fu ucciso il primo agosto del 2007 nel corso del conflitto a fuoco conseguente al tragico tentativo di rapina dell’agenzia delle Poste di via Ecce Homo. Nel corso della sparatoria, rimasero feriti anche due rapinatori, Santo Familiari e Marco Marino. Gli agenti del Nucleo Volanti, accorsi immediatamente sul posto della tragica rapina arrestarono i fratelli Giovan Battista e Santo Familiari, mentre agli Ospedali Riuniti fu rintracciato Marco Marino. In via Ecce Homo, gli investigatori della Squadra mobile trovarono due pistole con matricola abrasa: una Bernardelli calibro 9x21, completa di caricatore con 13 cartucce dello stesso calibro e una Beretta calibro 9 corto, dotata di caricatore con 7 cartucce. Nel corso del sopralluogo, inoltre furono rinvenuti un caricatore 9x21 con 7 cartucce, tre passamontagna, due paia di guanti, un telefono cellulare, un furgone Fiat Doblò e una Fiat Uno entrambi di provenienza furtiva e la Volkswagen Lupo di proprietà della madre dei fratelli Familiari. Sul luogo della tentata rapina, infine, furono repertati 6 bossoli calibro 7.65 e 11 calibro 9x21 e 3 ogive. Per lo stesso reato è in corso il processo di primo grado nei confronti di Carmine Macrì e Vincenzo Viola, i quali erano riusciti a sottrarsi alla cattura.Informazioni personali
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mercoledì 3 marzo 2010
Omicidio Rende. In appello confermati 5 ergastoli
REGGIO CALABRIA. Si è concluso con la conferma di cinque dei sei ergastoli inflitti in primo grado il processo d’appello per l’omicidio di Luigi Rende, l’eroica guardia giurata (è stata concessa la medaglia al valore) uccisa nel corso di un conflitto a fuoco ingaggiato con i malviventi durante un tentativo di rapina. I giudici della prima sezione della Corte di Assise di Appello (Pasquale Ippolito presidente, Rosalia Gaeta consigliere), a conclusione della camera di consiglio protrattasi per circa tre ore, hanno confermato la pena dell’ergastolo a Giovan Battista Familiari, 34 anni, di Pentidattilo; Santo Familiari, 41 anni, di Chorio; Giuseppe Papalia, 37 anni, di Sinopoli; Marco Marino, 31 anni, di Reggio Calabria; Francesco Giuseppe Gullì, 27 anni, di Roghudi. La sentenza emessa dal Gup Santo Melidona il 12 novembre del 2008 è stata riformata solo nella parte relativa alla posizione dell’imputato Domenicantonio Papalia, 31 anni, di Sinopoli, al quale è stata rideterminata la pena in a 20 anni di reclusione. A conclusione della requisitoria, l’avvocato generale Francesco Scuderi aveva richiesto la conferma della pena dell’ergastolo per i sei imputati. Richiesta cui si erano associati gli avvocati Francesco Arena (Sicurtrasport) e Giulia Dieni (familiari della vittima), rappresentati delle parti civili. Il vigilantes Luigi Rende fu ucciso il primo agosto del 2007 nel corso del conflitto a fuoco conseguente al tragico tentativo di rapina dell’agenzia delle Poste di via Ecce Homo. Nel corso della sparatoria, rimasero feriti anche due rapinatori, Santo Familiari e Marco Marino. Gli agenti del Nucleo Volanti, accorsi immediatamente sul posto della tragica rapina arrestarono i fratelli Giovan Battista e Santo Familiari, mentre agli Ospedali Riuniti fu rintracciato Marco Marino. In via Ecce Homo, gli investigatori della Squadra mobile trovarono due pistole con matricola abrasa: una Bernardelli calibro 9x21, completa di caricatore con 13 cartucce dello stesso calibro e una Beretta calibro 9 corto, dotata di caricatore con 7 cartucce. Nel corso del sopralluogo, inoltre furono rinvenuti un caricatore 9x21 con 7 cartucce, tre passamontagna, due paia di guanti, un telefono cellulare, un furgone Fiat Doblò e una Fiat Uno entrambi di provenienza furtiva e la Volkswagen Lupo di proprietà della madre dei fratelli Familiari. Sul luogo della tentata rapina, infine, furono repertati 6 bossoli calibro 7.65 e 11 calibro 9x21 e 3 ogive. Per lo stesso reato è in corso il processo di primo grado nei confronti di Carmine Macrì e Vincenzo Viola, i quali erano riusciti a sottrarsi alla cattura.
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