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venerdì 19 marzo 2010

Melito Porto Salvo. Maxi frode fiscale smascherata dalla Finanza

MELITO PORTO SALVO. Il personale del locale comando territoriale delle Fiamme Gialle, diretto dal tenente Francesco Paolo Davide, ha smascherato un sistema di frode fiscale in materia di IVA intracomunitaria. L’attività della Guardia di Finanza, sempre più impegnate in una incisiva azione di polizia economico-finanziaria sotto il coordinamento del comandante provinciale colonnello Alberto Reda, ha permesso di individuare una complessa frode posta in essere attraverso il meccanismo noto comunemente come “frode carosello” che ha ad oggetto le transazioni commerciali in cui sono coinvolte imprese aventi sede in diversi Stati membri dell’Unione Europea. Si tratta di uno schema fraudolento nel quale le imprese “fasulle” che si frappongono nei vari livelli della filiera, per mascherare l’inganno sono destinate solo a produrre carta (false fatture) per giustificare i vari passaggi. Queste “società fantasma” non si preoccupano di versare le imposte dovute e tendono a svanire nel nulla dopo pochi mesi di finta operatività. L’indagine, chiamata convenzionalmente operazione “Invisible Cars”, è stata sviluppata tra la Calabria ed il Veneto, ed ha interessato il settore del commercio di autoveicoli. Gli investigatori, hanno così scoperto due imprese individuali “invisibili”, che avevano il ruolo di “cartiere”, il cui scopo era di celare l’effettivo cessionario delle operazioni. I militari, nell’esecuzione delle indagini, hanno provveduto in modo meticoloso ad effettuare sopralluoghi, alla disamina di numerosa documentazione acquisita presso vari uffici provinciali del Dipartimento dei Trasporti Terresti situati in varie regioni italiane, alla disamina di conti correnti e di flussi finanziari, a reperire la documentazione contabile occultata dalle parti presso i numerosi acquirenti degli autoveicoli. Quanto scoperto dai militari che, a vario titolo, contestano a tre persone - segnalate alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria - i reati di “dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti”, “omessa dichiarazione”, “emissione di fatture per operazioni inesistenti”, “falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico” e “occultamento di scritture contabili”, ha consentito di far emergere elementi positivi di reddito pari a 1,6 milioni di euro non dichiarati, stessa cifra per l’Irap, 300.000 euro di IVA dovuta e non versata nonché fatture per operazioni inesistenti per 1,1 milioni di euro. Il meccanismo fraudolento è così sintetizzabile: un’impresa importatrice, con sede in Melito di Porto Salvo, in realtà priva di mezzi, di strutture operative e di capacità finanziaria (quindi di fatto inesistente), acquistava in modo cartolare dalla Germania e dall’Austria degli autoveicoli che cedeva ad altra impresa fantasma, dopo aver ottenuto illecitamente, mediante la presentazione di false dichiarazioni sostitutive di atto notorio, l’immatricolazione dei veicoli oggetto della frode, caricando così su di sé, senza mai versare i tributi, l’intero debito di imposta sul valore aggiunto (IVA), pari al 20% del prezzo dell’autoveicolo in cambio di una remunerazione fissa per il titolare. In realtà, l’unico e reale acquirente delle automobili è risultata essere una società operante nel commercio di autoveicoli con sede nella provincia di Venezia. In tal modo il reale acquirente ha potuto portarsi in detrazione l’IVA mai versata ottenendo un illecito risparmio del 20% sul prezzo finale delle automobili. Ciò gli ha consentito di poter offrire le vetture a prezzi competitivi rispetto a quelli esposti dagli operatori corretti. Tutto questo si traduce, ovviamente, oltrechè in una serie di illeciti penali ed amministrativi, anche in un grave turbamento dell’ordine economico, generando condizioni di concorrenza sleale tra imprese.

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