
MARINA di GIOIOSA JONICA. Alle prime luci dell’alba i carabinieri della Compagnia di Roccella Jonica, al comando del capitano Vincenzo Giglio e del tenente Giovanni Orlando sotto la direzione del Gruppo di Locri, diretto dal tenente colonnello Valerio Giardina, coadiuvati dalle Compagnie di Bianco (capitano Andrea Caputo) e Locri (maggiore Ciro Niglio), hanno dato esecuzione a 13 ordinanze di custodia cautelare, di cui 7 in carcere e 6 al regime degli arresti domiciliari, con 13 decreti di perquisizioni locali, nei confronti di altrettante persone, gravitanti nell’ambito della locale criminalità, indagati, a vario titolo, per detenzione e spaccio continuato di sostanze stupefacenti. L’attività trae origine dallo sviluppo di alcuni dati info-investigativi acquisiti sia nel corso di altre indagini sia da alcune perquisizioni d’iniziativa eseguite a carico di soggetti d’interesse operativo della circoscrizione della Compagnia Carabinieri di Roccella Jonica. L’indagine, che si è protratta per circa un anno, anche attraverso intercettazioni telefoniche, servizi di osservazione, controlli e pedinamenti, ha consentito di far luce su un lucroso traffico di sostanze stupefacenti, per lo più cocaina, messo in piedi da un gruppo di persone appartenenti alla comunità rom, che si approvvigionava dallo stupefacente da Nicola Alì, 57 anni, tratto in arresto, in flagranza di reato, nel pomeriggio dello scorso 7 agosto. Le persone coinvolte, attraverso un linguaggio convenzionale e criptico, cercavano di dissimulare le loro attività illecite, chiamando la coca “sessè” (da qui il nome dell’operazione), segnalando ai loro complici la presenza in zona dei carabinieri, appellandoli “Bagnuleri” e, in alcune circostanze, parlavano delle consegne delle dosi riferendosi a kg di pesce ovvero a materiale dell’edilizia ed altro, con formule verbali ellittiche ed essenziali.

A tal proposito si riporta un’osservazione del Gip circa l’attività investigativa e le difficoltà incontrate dai militari dell’Arma nella “decriptazione” semantica e teleologica delle conversazioni: «In particolare, le conversazioni tra gli aderenti al narcotraffico, tenute con mezzi di comunicazione consistenti quasi sempre in apparecchi telefonici soprattutto mobili, per adesione e condivisione dell’attività delittuosa svolta nel settore del traffico di stupefacenti, vengono consapevolmente camuffate, gergalizzate, dissimulate con l’uso di metafore ed allusioni, mimetizzate, adattate alle convenzioni dei trafficanti con forme d’eloquio ellittico, espressioni monche, rarefatte nei contenuti, estremamente lapidarie. Di conseguenza, le parole di un siffatto idioma vanno lette e calate nel loro contesto, non solo verbale e non solo occasionale, ma in quello logico e d’insieme dell’intera vicenda criminosa in cui vanno ad inserirsi. Più nello specifico, i dialoghi, studiatamente stringati, fino a ridursi all’essenziale della domanda, appena formulata, e della risposta di conferma o di negazione, linguisticamente eterogenei ma ragionevolmente criptici, sfuggono ad una mera interpretazione letterale, non valida se limitata alla singola parola, perché sovrastata dal senso logico nel contesto interpersonale, di tempo, di luogo, soprattutto nell’insieme sistematico della comunicazione intervenuta». Nel corso delle attività investigativa è stata tratta in arresto una persona in flagranza di reato, denunciati in stato di libertà quattro persone, sequestrati circa 500 grammi di cocaina, 100 grammi di marijuana, 200 grammi di sostanza da taglio e quattro bilancini di precisione. Ed inoltre sono state sequestrate quattro pistole semiautomatiche, un revolver, una pistola elettrica, un giubbetto antiproiettile e circa 200 cartucce per pistola, di vario calibro e 16.500 euro, tra titoli e contante.
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