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mercoledì 17 marzo 2010

Fiumara di Muro. Operazione Lithos, imprenditori e tecnici coinvolti in una frode allo Stato

FIUMARA di MURO. Frode nell’esecuzione di contratto pubblico e furto aggravato. Sono queste le accuse che hanno fatto scattare le manette ai polsi dei fratelli Calarco, responsabili a vario titolo della Caledil sas (poi Costruzioni Musarra srl). Per Giorgio Calarco, 49 anni, il maggiore dei tre si sono aperte le porte del carcere mentre per gli altri due, Rocco, 44 anni e Vincenzo, 46 anni, la misura prevista è stata quella degli arresti domiciliari. L’accusa è pesante. Affidatari di un subappalto per la sistemazione del Torrente Catona nell’ambito dei lavori di realizzazione della variante di collegamento Santa Lucia-San Roberto della Statale 670 i tre hanno artificiosamente rallentato i lavori per eseguire, all’interno dell’alveo del torrente, attività di scavo e movimento di inerti in maniera largamente eccedente lo scopo dei lavori autorizzati. In altre parole i tre fratelli, eludendo i controlli dell’Anas, e con l’acquiescenza dell’impresa appaltatrice, asportavano senza alcuna autorizzazione, enormi quantitativi di materiali inerti dall’interno del torrente stesso, andando ad incidere pesantemente sull’equilibrio idro-geologico dell’intera area. I militari dell’Arma, infatti, hanno seguito l’andamento dei lavori lungo le rive del torrente e mimetizzati tra la vegetazione, il percorso degli automezzi che caricavano grosse quantità di ghiaia, pietrisco e sabbia, fondamentali per l’integrità naturalistica del sistema del torrente. I materiali venivano stoccati all’interno di un’area nella disponibilità dei fratelli in località “Musarra”per poi essere rivenduti come lecitamente ricavati. Secondo gli accertamenti degli investigatori del capitano Davide Occhiogrosso, comandante della Compagnia di Villa San Giovanni, questi materiali finivano nei cantieri delle opere del comprensorio villese ed una grande quantità sarebbe confluita nella realizzazione del porticciolo turistico in costruzione proprio a Villa San Giovanni. Gli avvisi di garanzia emessi dall’autorità giudiziaria hanno interessato un impiegato dell’ufficio del Demanio della Provincia di Reggio Calabria, un responsabile di cantiere di un’altra ditta appaltatrice e un tecnico dell’Anas la cui direzione dei lavori ha fattivamente collaborato per l’accertamento delle responsabilità. Diverse le perquisizioni compiute che hanno consentito di delineare altri elementi utili ai fini delle indagini. La vicenda era sembrata da subito torbida, fin da quando una pratica delle autorizzazioni concernenti i movimenti all’interno del torrente, dal cui esame sarebbe stato possibile valutare l’esistenza o meno dei controlli e delle verifiche è misteriosamente sparita; sono in corso accertamenti in merito. L’aspetto più sconcertante della vicenda è il quadro generale di depauperamento cui era sottoposta l’intera area del torrente con tutti i rischi di dissesto idrogeologico connessi. I sequestri degli automezzi materialmente responsabili dei “prelievi” hanno riguardato anche altre ditte operanti nella zona. È emersa una equa quanto tacita spartizione delle zone. Se infatti i soggetti arrestati operavano a valle del torrente, nel contesto delle medesime indagini, seppure al di fuori degli appalti in questione, operavano a monte altre ditte. Per loro il reato configurato non è più frode nell’esecuzione del contratto pubblico di subappalto ma furto aggravato. Tutti i mezzi operanti sono stati posti sotto sequestro. L’attività è stata integrata da consulenze tecniche disposte dalla magistratura effettuate da ingegneri e geologi per accertare la natura e l’entità del materiale scavato e le irregolarità nell’esecuzione dei lavori. Oltre ai mirati servizi di osservazione e controllo svolti dai militari dell’Arma, ad aggravare il quadro indiziario ha contribuito l’acquisizione di conversazioni intercettate nell’ambito di altro procedimento penale in cui è emerso il forte interesse illecito degli indagati al fine di procurarsi i citati inerti tramite i lavori nel torrente Catona. Con la loro attività i carabinieri, grazie alla loro continua presenza sul territorio, sono riusciti a reprimere condotte illecite in campo ambientale che troppo spesso vengono commesso da gente senza scrupoli che spesso riesce a farla franca e ad arricchirsi producendo enormi danni all’ambiente.

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