REGGIO CALABRIA. In democrazia porre domande, anche quelle che possono risultare le più dure e ruvide, è prassi costante poterlo fare.
E tanto più sono “potenti” le persone cui si pongono tali petizioni tanto più tale esercizio di democrazia deve essere accettato, soprattutto per capire come l’influente di turno usa la sua autorità per creare consenso. Se invece per i motivi più reconditi dell’animo umano qualcuno pensa vi siano zone d’ombra inaccessibili alle richieste del popolo, bue per definizione, questo certamente non è affar mio, ma lo diventa nel momento in cui si usa la quasi totalità di un comunicato stampa per aggredire e schernire chi pone le domande, mentre ci si nasconde dietro dieci parole per dare le spiegazioni richieste. Ed allora incauta sembra proprio la risposta, e soprattutto senza motivazioni reali se non quelle di colpire un’avversaria che pubblicamente chiede, ad un pubblico assessore comunale ed al suo Sindaco, se un pubblico servizio sia stato usato o meno per fini privati, e/o peggio ancora elettoralistici. Nella mia nota dicevo, e qui confermo, che nutro deferenza e considerazione per le istituzioni e chi li rappresenta, perché da sempre sono stata allevata alla chiarezza massima dei fini ed alla legalità dei comportamenti, e che riconosco agli altri sino a prova contraria. Ma quando si cerca di evitare la normale dialettica democratica e si assumono atteggiamenti questi si “forcaioli” e dileggiativi dell’altrui attività politica, a parte il naturale scoramento nel capire con quali persone abbiamo a che fare, mi induce sempre più nel perseverare su questa strada di difesa ad oltranza dei diritti dei più deboli.
Ps. Attendo, comunque, pacificamente che il giudice a cui l’assessore Minasi minaccia di rivolgersi possa intervenire, anche per parlare, finalmente, dei costi e delle prebende dell’assessorato così autorevolmente e familisticamente diretto dalla sig.ra Minasi, certamente non neofita nella distribuzione del pubblico denaro.
E tanto più sono “potenti” le persone cui si pongono tali petizioni tanto più tale esercizio di democrazia deve essere accettato, soprattutto per capire come l’influente di turno usa la sua autorità per creare consenso. Se invece per i motivi più reconditi dell’animo umano qualcuno pensa vi siano zone d’ombra inaccessibili alle richieste del popolo, bue per definizione, questo certamente non è affar mio, ma lo diventa nel momento in cui si usa la quasi totalità di un comunicato stampa per aggredire e schernire chi pone le domande, mentre ci si nasconde dietro dieci parole per dare le spiegazioni richieste. Ed allora incauta sembra proprio la risposta, e soprattutto senza motivazioni reali se non quelle di colpire un’avversaria che pubblicamente chiede, ad un pubblico assessore comunale ed al suo Sindaco, se un pubblico servizio sia stato usato o meno per fini privati, e/o peggio ancora elettoralistici. Nella mia nota dicevo, e qui confermo, che nutro deferenza e considerazione per le istituzioni e chi li rappresenta, perché da sempre sono stata allevata alla chiarezza massima dei fini ed alla legalità dei comportamenti, e che riconosco agli altri sino a prova contraria. Ma quando si cerca di evitare la normale dialettica democratica e si assumono atteggiamenti questi si “forcaioli” e dileggiativi dell’altrui attività politica, a parte il naturale scoramento nel capire con quali persone abbiamo a che fare, mi induce sempre più nel perseverare su questa strada di difesa ad oltranza dei diritti dei più deboli.Giovanna D’Agostino
candidata Idv alle Regionali

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