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sabato 27 febbraio 2010

Trovato un arsenale a Cannavò. Arrestati padre e figlio

REGGIO CALABRIA. I carabinieri della Stazione “Rione Modena” hanno tratto in arresto, con l’accusa di detenzione di armi da guerra e clandestine, Giuseppe Lombardo, 52 anni, panettiere e il figlio Paolo, 24 anni, anch’egli operaio presso il panificio di famiglia. A seguito di un’attenta attività infoinvestigativa, i militari dell’Arma della Stazione “Rione Modena”, assieme ai colleghi delle Stazioni di Catona e Cannavò hanno proceduto a perquisizioni locali presso abitazioni e terreni di proprietà e in uso ai due soggetti, sospettati di detenere armi illegalmente. Le perquisizioni sono state operate presso un’abitazione in Arghilla’ della quale Giuseppe Lombardo è assegnatario, presso il panificio di proprietà familiare sito a Cannavò e presso la principale abitazione del nucleo familiare ubicata sempre Cannavò. Proprio in quest’ultimo sito le perquisizioni sono state più impegnative per l’estensione della proprietà e per la presenza, nell’area recintata e di esclusiva disponibilità dei due soggetti, di alcune baracche e casolari oltre a diversi appezzamenti di proprietà. Il primo rinvenimento è avvenuto su indicazione di Giuseppe Lombardo, che ormai resosi conto dell’impossibilità di sfuggire al controllo, forse nel tentativo di limitare i danni ed evitare ricerche ulteriori, ha indicato la presenza di una pistola nel bagno dell’abitazione: gli operanti hanno infatti rinvenuto all’interno della vaschetta di scarico del wc una pistola calibro 6,35 di fabbricazione francese con matricola, ma risultante mai denunciata e mai censita nelle banche dati, completa di due caricatori di cui uno contenete 6 colpi dello stesso calibro. I militari hanno ovviamente continuato le ricerche e, grazie anche all’uso di un metale detector, hanno rinvenuto, sotterrato nel terreno di proprietà, un tubo in plastica per impianti idrici all’interno del quale era custodito un fucile semiautomatico da caccia marca Beretta calibro 12 con matricola abrasa, completo di fodero, in ottimo stato e perfettamente funzionante. In una baracca attigua sono state rinvenute, all’interno di una busta di plastica, 5 cartucce calibro 12. Il ritrovamento più importante però è stato compiuto in altra baracca interna alla proprietà: infatti, sotto un pavimento in lamiera ed una copertura in gomma, vi era un fucile mitragliatore da guerra di fabbricazione sovietica, marca “Zagi-M91”, con matricola abrasa, in ottimo stato, lubrificato e pronto all’uso. Questo tipo di arma, organizzata per il tiro a raffica, viene classificata arma da guerra per la sua potenzialità offensiva. Entrambe i soggetti sono stati tratti in arresto con l’accusa di detenzione illegale di armi da guerra e clandestine, e ricettazione. Paolo Lombardo è stato già tradotto presso la Casa circondariale di via San Pietro, mentre il padre, cardiopatico, avendo accusato un malore al momento dell’arresto, è stato accompagnato in ospedale dove è piantonato in stato di arresto. Padre e figlio hanno alcuni precedenti, il padre ha precedenti per stupefacenti e favoreggiamento, mentre il figlio per ricettazione, tuttavia la tipologia di armi rinvenute ed il loro stato (tutte sono risultate efficienti, lubrificate e pronte all’uso), non possono che far propendere per un contesto di criminalità organizzata a cui è collegato il possesso delle armi. In particolare il fucile mitragliatore comporta una modalità di reperimento sul mercato illegale molto più complessa e qualificata del semplice furto o della rapina. Una tale arma non può infatti essere posseduta o commercializzata sul mercato ufficiale e non possono esistere versioni convertite in armi comuni.

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