ROMA. La società civile dice basta ai traffici illeciti internazionali di rifiuti via mare, spesso coniugati con il traffico d’armi, e chiede a governo, magistratura e Parlamento un impegno concorde per mettere con le spalle al muro la rete di trafficanti delle “navi dei veleni” che opera sostanzialmente impunita da 22 anni e per disinnescare la bomba ad orologeria, ai danni dell’ambiente e della salute dei cittadini, costituita dalle “navi a perdere” e dalle zone franche costiere dove sono stati affondati o seppelliti rifiuti pericolosi o radioattivi.
Sono questi i motivi che ispirano la Carta Fondante dell’Osservatorio “Per un Mediterraneo libero da veleni” presentata oggi a Roma nella Sala Di Liegro del Palazzo della Provincia da un cartello di organizzazioni di categoria e di associazioni impegnate nel campo della tutela dell’ambiente e della salute, della difesa dei diritti civili e nel campo della ricerca. Il nuovo cartello rappresenta quella necessaria convergenza tra le ragioni ambientali e socio-sanitarie delle associazioni e quelle economiche rappresentate dalle organizzazioni dei pescatori: tutte egualmente interessate a contrastare chi attenta alla salute del mare. Alla presentazione sono intervenuti i rappresentanti degli organismi promotori: Agci - Agrital (il presidente naz. Giampaolo Buonfiglio), Cittadinanza Attiva (la presidente naz. Teresa Petrangolini), Comitato Civico “Natale De Grazia”, Greenpeace Italia (il direttore naz. Giuseppe Onufrio), Lega Pesca (il presidente naz. Ettore Ianì), Medici per l’Ambiente – ISDE (il presidente naz. Roberto Romizzi), Movimento “Ammazzateci Tutti”/Fondazione Scopelliti, Slow Food Italia (il presidente naz. Roberto Burdese), Società Chimica Italiana (il presidente della Sezione Lazio, Armando Bianco), WWF Italia (il vicepresidente naz. Raniero Maggini). Come si, legge nella sua Carta fondante, l’Osservatorio vuole muoversi interloquendo in primo luogo con le istituzioni nazionali ma anche, se necessario, sensibilizzando quelle europee ed internazionali e vuole fornire, con azioni mirate e documentate, sostegno all’azione di indagine ed inquirente della magistratura e vuole che sia garantito il massimo della trasparenza e delle informazioni sanitarie e ambientale ai cittadini. Sono 8 i filoni di intervento proposti per smantellare la rete criminale e individuare e mettere in sicurezza o bonificare le fonti inquinanti: 1. un rapporto organico tra i tre organismi parlamentari interessati con poteri di indagine; 2. la creazione di un coordinamento tra le Procure della Repubblica che si sono occupate e si stanno occupando dell’argomento; 3. la convocazione da parte del ministro dell’Interno di un tavolo operativo che coinvolga tutti gli organismi e i corpi delle Forze dell’ordine; 4. l’istituzione di una Struttura operativa, presso il ministero dell’Ambiente, della tutela del territorio e del mare, che faccia un censimento di tutte le indagini e le ricerche riguardanti fenomeni rilevanti di inquinamento; 5. l’attivazione del ministero della Salute e delle sue articolazioni, nonché dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nella raccolta di informazioni/segnalazioni provenienti dalle ASL e dai medici di base; 6. la predisposizione, sulla base di una collaborazione tra il ministero dell’Ambiente ed il Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio, di azioni mirate che consentano di individuare e mettere in sicurezza o bonificare i relitti delle “navi a perdere”; 7. adeguati finanziamenti per sostenere queste indagini ed operazioni; 8. l’accertamento delle responsabilità penali, oltre che dei comandanti, degli armatori e dei proprietari della navi come stabilito dalla Legge sulla difesa del mare.
Sono questi i motivi che ispirano la Carta Fondante dell’Osservatorio “Per un Mediterraneo libero da veleni” presentata oggi a Roma nella Sala Di Liegro del Palazzo della Provincia da un cartello di organizzazioni di categoria e di associazioni impegnate nel campo della tutela dell’ambiente e della salute, della difesa dei diritti civili e nel campo della ricerca. Il nuovo cartello rappresenta quella necessaria convergenza tra le ragioni ambientali e socio-sanitarie delle associazioni e quelle economiche rappresentate dalle organizzazioni dei pescatori: tutte egualmente interessate a contrastare chi attenta alla salute del mare. Alla presentazione sono intervenuti i rappresentanti degli organismi promotori: Agci - Agrital (il presidente naz. Giampaolo Buonfiglio), Cittadinanza Attiva (la presidente naz. Teresa Petrangolini), Comitato Civico “Natale De Grazia”, Greenpeace Italia (il direttore naz. Giuseppe Onufrio), Lega Pesca (il presidente naz. Ettore Ianì), Medici per l’Ambiente – ISDE (il presidente naz. Roberto Romizzi), Movimento “Ammazzateci Tutti”/Fondazione Scopelliti, Slow Food Italia (il presidente naz. Roberto Burdese), Società Chimica Italiana (il presidente della Sezione Lazio, Armando Bianco), WWF Italia (il vicepresidente naz. Raniero Maggini). Come si, legge nella sua Carta fondante, l’Osservatorio vuole muoversi interloquendo in primo luogo con le istituzioni nazionali ma anche, se necessario, sensibilizzando quelle europee ed internazionali e vuole fornire, con azioni mirate e documentate, sostegno all’azione di indagine ed inquirente della magistratura e vuole che sia garantito il massimo della trasparenza e delle informazioni sanitarie e ambientale ai cittadini. Sono 8 i filoni di intervento proposti per smantellare la rete criminale e individuare e mettere in sicurezza o bonificare le fonti inquinanti: 1. un rapporto organico tra i tre organismi parlamentari interessati con poteri di indagine; 2. la creazione di un coordinamento tra le Procure della Repubblica che si sono occupate e si stanno occupando dell’argomento; 3. la convocazione da parte del ministro dell’Interno di un tavolo operativo che coinvolga tutti gli organismi e i corpi delle Forze dell’ordine; 4. l’istituzione di una Struttura operativa, presso il ministero dell’Ambiente, della tutela del territorio e del mare, che faccia un censimento di tutte le indagini e le ricerche riguardanti fenomeni rilevanti di inquinamento; 5. l’attivazione del ministero della Salute e delle sue articolazioni, nonché dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nella raccolta di informazioni/segnalazioni provenienti dalle ASL e dai medici di base; 6. la predisposizione, sulla base di una collaborazione tra il ministero dell’Ambiente ed il Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio, di azioni mirate che consentano di individuare e mettere in sicurezza o bonificare i relitti delle “navi a perdere”; 7. adeguati finanziamenti per sostenere queste indagini ed operazioni; 8. l’accertamento delle responsabilità penali, oltre che dei comandanti, degli armatori e dei proprietari della navi come stabilito dalla Legge sulla difesa del mare.

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