REGGIO CALABRIA. Trent’anni di reclusione per Giuseppe Filippone, 30 anni, di Gerace e il non doversi procedere nei confronti di Giuseppe D’Agostino di Locri, per intervenuta morte dell’imputato. E’ questo il verdetto che i giudici della prima sezione della Corte di Assise di Appello (Bruno Finocchiaro presidente, Ornella Pastore consigliere) hanno pronunciato stamani. La prima sezione era stata chiamata ad esprimersi in seguito all’annullamento della Cassazione in ordine ai capi d’imputazione concernenti i reati di associazione di stampo mafioso, omicidio, tentato omicidio, detenzione illegale di armi da fuoco e munizioni. I fatti, che risalgono al 2 giugno del 2000, riguardano l’omicidio di Francesco Managò e il tentato omicidio di Francesco Zirilli e di Giuseppe Belcastro. Per questo efferato delitto, in altro giudizio, è stato condannato all’ergastolo il messinese Roberto Trifilitti, accusato insieme a Filippone di essere stato uno dei killer. Il gravissimo fatto di sangue, consumato in piazza Garibaldi di Sant’Ilario dello Jonio intorno alle ore 16, 30, era stato inquadrato dagli investigatori dei carabinieri della Compagnia di Locri, nel più ampio contesto criminale che affondava le sue radici nella faida interna alla ‘ndrina D’Agostino, alleata con la potente cosca Cordì di Locri. La lotta interna al sodalizio criminale vedeva i D’Agostino, contrapposti agli scissionisti guidati da Giuseppe Belcastro e Tommaso Romeo. Secondo gli inquirenti, il vero obiettivo dell’agguato non era Francesco Managò, ma Giuseppe Belcastro, che nella circostanza rimasto miracolosamente illeso.Informazioni personali
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martedì 16 febbraio 2010
Faida di Sant’Ilario. Giuseppe Filippone condannato a 30 anni
REGGIO CALABRIA. Trent’anni di reclusione per Giuseppe Filippone, 30 anni, di Gerace e il non doversi procedere nei confronti di Giuseppe D’Agostino di Locri, per intervenuta morte dell’imputato. E’ questo il verdetto che i giudici della prima sezione della Corte di Assise di Appello (Bruno Finocchiaro presidente, Ornella Pastore consigliere) hanno pronunciato stamani. La prima sezione era stata chiamata ad esprimersi in seguito all’annullamento della Cassazione in ordine ai capi d’imputazione concernenti i reati di associazione di stampo mafioso, omicidio, tentato omicidio, detenzione illegale di armi da fuoco e munizioni. I fatti, che risalgono al 2 giugno del 2000, riguardano l’omicidio di Francesco Managò e il tentato omicidio di Francesco Zirilli e di Giuseppe Belcastro. Per questo efferato delitto, in altro giudizio, è stato condannato all’ergastolo il messinese Roberto Trifilitti, accusato insieme a Filippone di essere stato uno dei killer. Il gravissimo fatto di sangue, consumato in piazza Garibaldi di Sant’Ilario dello Jonio intorno alle ore 16, 30, era stato inquadrato dagli investigatori dei carabinieri della Compagnia di Locri, nel più ampio contesto criminale che affondava le sue radici nella faida interna alla ‘ndrina D’Agostino, alleata con la potente cosca Cordì di Locri. La lotta interna al sodalizio criminale vedeva i D’Agostino, contrapposti agli scissionisti guidati da Giuseppe Belcastro e Tommaso Romeo. Secondo gli inquirenti, il vero obiettivo dell’agguato non era Francesco Managò, ma Giuseppe Belcastro, che nella circostanza rimasto miracolosamente illeso.
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