REGGIO CALABRIA. Aveva ridotto in schiavitù due cittadini rumeni e per questo motivo era stato condannato a 10 anni e otto mesi di reclusione. Stamani, la condanna è stata confermata dai giudici della seconda sezione della Corte d’Assise d’Appello (Fortunato Amodeo presidente, Franco Greco consigliere). I fatti che hanno portato sul banco degli imputati Salvatore Facchineri, 36 anni, di Cittanova, sono stati accertati nell’ottobre del 2006, quando le due vittime avevano sporto denunzia ai carabinieri. Dalle indagini era emerso, che Facchineri avrebbe costretto i due rumeni a lavorare nella pastorizia e nella produzione di latticini e di formaggi. Una occupazione, dall’alba alla sera, senza alcuna retribuzione. Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe concesso loro solo un alloggio fatiscente in pessime condizioni strutturali e sanitarie. Le due vittime, inoltre, non potevano uscire dalla baracca se non per andare al lavoro. Salvatore Facchineri avrebbe così impedito ogni qualsiasi relazione con l’esterno, obbligandoli a restare chiusi nel decrepito casolare quando qualcuno si recava nei pressi. La Corte ha quindi accolto la richieste formulate dal sostituto procuratore generale Fulvio Rizzo, il quale ha chiesto la conferma della pena inflitta dai giudici della Corte d’Assise di Palmi. Informazioni personali
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mercoledì 24 febbraio 2010
Confermata in appello la condanna per Salvatore Facchineri
REGGIO CALABRIA. Aveva ridotto in schiavitù due cittadini rumeni e per questo motivo era stato condannato a 10 anni e otto mesi di reclusione. Stamani, la condanna è stata confermata dai giudici della seconda sezione della Corte d’Assise d’Appello (Fortunato Amodeo presidente, Franco Greco consigliere). I fatti che hanno portato sul banco degli imputati Salvatore Facchineri, 36 anni, di Cittanova, sono stati accertati nell’ottobre del 2006, quando le due vittime avevano sporto denunzia ai carabinieri. Dalle indagini era emerso, che Facchineri avrebbe costretto i due rumeni a lavorare nella pastorizia e nella produzione di latticini e di formaggi. Una occupazione, dall’alba alla sera, senza alcuna retribuzione. Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe concesso loro solo un alloggio fatiscente in pessime condizioni strutturali e sanitarie. Le due vittime, inoltre, non potevano uscire dalla baracca se non per andare al lavoro. Salvatore Facchineri avrebbe così impedito ogni qualsiasi relazione con l’esterno, obbligandoli a restare chiusi nel decrepito casolare quando qualcuno si recava nei pressi. La Corte ha quindi accolto la richieste formulate dal sostituto procuratore generale Fulvio Rizzo, il quale ha chiesto la conferma della pena inflitta dai giudici della Corte d’Assise di Palmi.
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