
REGGIO CALABRIA. Le persone colpite dal provvedimento del Gip del tribunale di Reggio Calabria nell'ambito dell'operazione "Rosarno è nostra 2" sono Carmelo Bellocco, 54 anni, Domenico Bellocco (30), Maria Teresa D'Agostino (51), Antonino Scordino (30), Domenico Bellocco (33), Antonio Bellocco (21), Angelo D'Agostino (28), Maria Stella Zungri (25), Alfredo Romeo (37), Filippo Scordino (63), Elisabetta Maiolo (32), Luigi Amante (20), Giuseppe Spasaro ( 55), Annunziato Barrese (48), Antonella Merenda (23), Alessandro Mercuri (28). Gli indagati, a vari titolo, dovranno rispondere del reato di associazione per delinquere di tipo mafioso ed intestazione fittizia di beni. Con lo stesso provvedimento, il Gip ha disposto il sequestro preventivo di attività commerciali, supermercati, ditte individuali e societarie, conti correnti ed automobili riconducibili ad esponenti della 'ndrangheta Bellocco e fittiziamente intestati a prestanome. A nove dei diciassette indagati, per i quali è stato emesso la misure della limitazione della liberà personale, viene contestata l'organicità alla 'ndrangheta di Rosarno , ed in particolare all'associazione denominata Bellocco. Agli altri indagati vengono, parallelamente, contestati l'organicità alla cosca Bellocco con ruoli, collocazione funzionali e compiti diversificati. Al boss Carmelo Bellocco, peraltro già detenuto, viene contestato il ruolo di direzione dell'associazione con compiti di pianificazione ed individuazione delle azioni delittuose da compiere.

Il figlio di questi, Domenico, secondo l'attività investigativa della Squadra Mobile della Questura reggina, diretta da Renato Cortese, contribuiva alla vita della 'ndrina reperendo somme di danaro e gestendo attività commerciali nell'interesse dell'organizzazione. Altro punto di riferimento calabrese del boss Carmelo Bellocco, il quale aveva spostato parte dei suoi interessi a Granarolo (Bologna), era l'altro figlio: Francesco, il quale, tra l'altro, collaborava con gli altri associati nell'organizzare il programma criminale del gruppo. In questo contesto di cooperazione si inseriva anche Domenico Bellocco (32 anni), nipote del capo cosca, il quale aveva ricevuto dallo zio "legittimazione a rappresentare la cosca nei rapporti con analoghe consorterie ed in particolare con la famiglia Pesce. L'altro nipote del boss Antonio faceva da trait d'union tra il fratello Domenico, quando questi si trovava in carcere, e gli altri associati. Contabile della cosca - sempre secondo i risultati investigativi - viene indicata Maria Teresa D'Agostino, moglie di Carmelo Bellocco, la quale, in Emilia Romagna, si attivava "per occultare armi e partecipando alla tenuta della 'contabilita'" relativa alle illecite attività della cosca". Gli investimenti della 'ndrina Bellocco sarebbero stati delegati ad Antonio Scordino, il quale faceva in modo che il boss ed i suoi familiari non comparissero nelle transazioni. L'attività d'indagine, coordinata dalla Dda reggina, ha portato anche alla scoperta di intestazioni fittizie di beni al fine di agevolare l'egemonia e le attività illecite poste in essere dai Bellocco.
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