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mercoledì 13 gennaio 2010

Consiglio dei Ministri in Calabria per varare il Piano Antimafie

ROMA. Calabria nel ciclone in questo inizio di 2010: prima la bomba alla Procura generale di Reggio, poi la rivolta di Rosarno. Ma in quella regione «lo Stato c'è, continuerà ad esserci e non darà tregua alla 'ndrangheta e ad ogni forma di criminalità. Ed entro la fine di gennaio proprio la Calabria ospiterà un Consiglio dei ministri che approverà un Piano straordinario contro le mafie». Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, in un'informativa alla Camera. Al piano in dieci punti stanno lavorando da tempo Maroni ed il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Esso prevederà, tra l'altro, la creazione - proprio a Reggio Calabria, in un immobile sottratto alla 'ndrangheta - dell'Agenzia nazionale per la gestione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata; l'istituzione del Codice Antimafia, una raccolta di tutte le leggi sulla criminalità organizzata approvate fino ad oggi; il potenziamento della Procura nazionale antimafia; la creazione di una mappa nazionale delle organizzazioni criminali; l'istituzionalizzazione di un sistema di informazione sui clan attraverso un desk interforze; la costruzione di gruppi provinciali con forze di polizia e istituti penitenziari per uno scambio periodico di notizie di interesse; la velocizzazione delle procedure per il rilascio del certificato antimafia; un nuovo impulso dalla Dia per l'aggressione dei beni. Maroni ha riferito prima sulla bomba, parlando di «attentato molto grave, un vero e proprio atto terroristico di stampo mafioso, posto in essere per generare timori e paure e per reagire ai risultati del contrasto con l'aggressione ai beni criminali e la cattura di importanti latitanti». Ma, ha assicurato, «chi ha pensato con questo gesto di colpire un ufficio giudiziario che sta svolgendo un ruolo importante, troverà il Governo e tutte le istituzioni dello Stato assolutamente solidali con la magistratura calabrese e coesi nel proseguire la strada intrapresa». Su Rosarno, il ministro ha rinnovato le accuse alla Regione, osservando che «i disordini trovano il loro fondamento in una situazione di insanabile tensione tra la comunità locale e gli extracomunitari, derivante da un grave degrado sociale che le autorità locali e la Regione Calabria, avendo le competenze specifiche per porvi rimedio, hanno colpevolmente trascurato per anni e che si è trasformato in un serio problema di ordine pubblico». Il titolare del Viminale ha anche ribadito che sarà intensificata «una capillare attività di contrasto all'illegalità ed allo sfruttamento del lavoro irregolare, specialmente in agricoltura, improntata al criterio guida della tolleranza zero».

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