GIFFONE. I carabinieri della locale hanno tratto in arresto Pierino Valenzisi, 46 anni, perché deve scontare la pena di un anno e sei mesi di reclusione per i reati di “raccolta rifiuti speciali pericolosi e non senza autorizzazione” e “gestione di discarica abusiva.
L’uomo, associato presso la Casa circondariale di Palmi, era stato tratto in arresto il 20 maggio scorso dai carabinieri della locale Stazione e dai militari Nucleo operativo Ecologico dell’Arma di Reggio Calabria, che avevano individuato e sequestrato una vasta area adibita abusivamente e senza alcuna autorizzazione a deposito di carcasse di veicoli e altro materiale, tra cui rifiuti speciali e pericolosi. Il fondo che i militari avevano sequestrato è ubicato in una zona montagnosa, in contrada Ariganello-Cerasara, nel comune di Galatro, ed ha una superficie complessiva di circa 2.800 mq. In tale area i carabinieri avevano rivenuto rifiuti pericolosi e non, consistenti in 188 carcasse di autovetture e 21 carcasse di autocarri, 61 batterie esauste per autotrazioni, 142 pneumatici, rifiuti ingombranti domestici ed altro. Nel corso del processo con rito direttissimo, tenutosi innanzi alla sezione distaccata di Cinquefrondi del Tribunale di Palmi, Valenzisi aveva patteggiato la pena che oggi, essendo divenuta definitiva la sentenza vergata dal giudice Enzo Bucarelli, gli è stata applicata. Ma la reclusione non è tutto: l’uomo dovrà anche pagare oltre 33 mila euro di multa ed ha già provveduto al ripristino, a proprie spese, dello stato dei luoghi, con la rimozione di tutto il materiale depositato nella discarica, per il quale è stato necessario ricorrere ad una grossa impresa specializzata. E’ stato proprio questo il più importante effetto delle attività svolte dai carabinieri, guidati dal maresciallo capo Giuseppe Mastropietro: aver ripulito una vastissima area che era ormai diventata uno scempio, restituendola alla natura prima che i rifiuti potessero irrimediabilmente inquinare la zona, peraltro ricca di falde acquifere. Alcuni dei rifiuti, infatti, erano di elevatissima pericolosità per l’ambiente: basti pensare ai liquidi delle batterie esauste ed agli pneumatici in disfacimento sotto l’effetto degli agenti atmosferici. La condanna di Valenzisi, che consegue alle indagini coordinate dal procuratore capo di Palmi, Giuseppe Creazzo e dal sostituto procuratore, Alberto Cianfarini, è indicativa della sempre maggiore attenzione per la tutela dell’ambiente calabrese manifestata dalla Istituzioni, che in questo caso hanno lanciato un monito fortissimo a coloro ancora persistono nella devastazione delle preziose, ma delicate, risorse naturali della regione
L’uomo, associato presso la Casa circondariale di Palmi, era stato tratto in arresto il 20 maggio scorso dai carabinieri della locale Stazione e dai militari Nucleo operativo Ecologico dell’Arma di Reggio Calabria, che avevano individuato e sequestrato una vasta area adibita abusivamente e senza alcuna autorizzazione a deposito di carcasse di veicoli e altro materiale, tra cui rifiuti speciali e pericolosi. Il fondo che i militari avevano sequestrato è ubicato in una zona montagnosa, in contrada Ariganello-Cerasara, nel comune di Galatro, ed ha una superficie complessiva di circa 2.800 mq. In tale area i carabinieri avevano rivenuto rifiuti pericolosi e non, consistenti in 188 carcasse di autovetture e 21 carcasse di autocarri, 61 batterie esauste per autotrazioni, 142 pneumatici, rifiuti ingombranti domestici ed altro. Nel corso del processo con rito direttissimo, tenutosi innanzi alla sezione distaccata di Cinquefrondi del Tribunale di Palmi, Valenzisi aveva patteggiato la pena che oggi, essendo divenuta definitiva la sentenza vergata dal giudice Enzo Bucarelli, gli è stata applicata. Ma la reclusione non è tutto: l’uomo dovrà anche pagare oltre 33 mila euro di multa ed ha già provveduto al ripristino, a proprie spese, dello stato dei luoghi, con la rimozione di tutto il materiale depositato nella discarica, per il quale è stato necessario ricorrere ad una grossa impresa specializzata. E’ stato proprio questo il più importante effetto delle attività svolte dai carabinieri, guidati dal maresciallo capo Giuseppe Mastropietro: aver ripulito una vastissima area che era ormai diventata uno scempio, restituendola alla natura prima che i rifiuti potessero irrimediabilmente inquinare la zona, peraltro ricca di falde acquifere. Alcuni dei rifiuti, infatti, erano di elevatissima pericolosità per l’ambiente: basti pensare ai liquidi delle batterie esauste ed agli pneumatici in disfacimento sotto l’effetto degli agenti atmosferici. La condanna di Valenzisi, che consegue alle indagini coordinate dal procuratore capo di Palmi, Giuseppe Creazzo e dal sostituto procuratore, Alberto Cianfarini, è indicativa della sempre maggiore attenzione per la tutela dell’ambiente calabrese manifestata dalla Istituzioni, che in questo caso hanno lanciato un monito fortissimo a coloro ancora persistono nella devastazione delle preziose, ma delicate, risorse naturali della regione

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