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domenica 27 aprile 2008

REGGIO. Il Cedir palazzo di intrighi e veleni

Ora è ufficiale che nel Palazzo di Giustizia il clima è quello degli intrighi e dei veleni: in un ufficio utilizzato normalmente dal pm Nicola Gratteri è stata scoperta una microspia. Il ritrovamento si deve all'iniziativa del nuovo procuratore, Giuseppe Pignatone, che insediatosi il 15 aprile, ha subito chiesto ai carabinieri del Ros di bonificare tutti gli uffici del sesto piano del palazzo del Cedir dove ha sede la Procura della Repubblica. E l'intuizione del procuratore si è rivelata esatta. Martedì scorso i militari hanno trovato una microspia non particolarmente sofisticata, funzionante a batterie e con un'antenna per diffondere il segnale nel raggio di poche decine di metri, 20-30 secondo quanto si è appreso. Ma quando è stata messa e, soprattutto, da chi e con quali scopi? A queste domande cercheranno di rispondere i Ros e la Procura di Catanzaro alla quale, lunedì prossimo, Pignatone invierà gli atti dell'indagine. «I magistrati reggini in questo caso sono parte offesa, questo, sia chiaro; a Catanzaro, poi, faranno indagini per stabilire chi è il colpevole» ha tenuto a sottolineare Pignatone dopo che sono cominciate a circolare voci sulla possibile esistenza di una "talpa" in Procura. Una circostanza che potrebbe essere avvalorata dal fatto che per intercettare il segnale della microspia sarebbe stato necessario essere nelle vicinanze. Questo, in teoria, restringerebbe il cerchio a funzionari, impiegati o comunque a persone che frequentano normalmente la Procura, ma anche a magistrati. Una circostanza che gli investigatori, allo stato, non possono escludere a priori, così come, comunque, non escludono nessun'altra ipotesi. Quello che è certo è che si tratta comunque di un fatto "gravissimo", come ha detto il Procuratore di Reggio. «Trovare una microspia in un ufficio di Procura, ed in particolare in un ufficio di Procura a Reggio Calabria - secondo Pignatone - non mi pare sia una cosa da sottovalutare». La microspia, ha aggiunto, «é certamente indirizzata ad acquisire notizie all'interno della Procura di Reggio Calabria. Quell'ufficio era utilizzato, di solito, dal dottor Gratteri». Gratteri è il pm che sta indagando sulla strage di Duisburg dove, a Ferragosto dello scorso anno, sei persone furono uccise nell'ambito della faida di San Luca. Nella stanza in cui è stata trovata la microspia, il magistrato solitamente tiene interrogatori e concorda le indagini con la polizia giudiziaria. Quello che, però, maggiormente inquieta, è che nelle scorse settimane ci sono state fughe di notizie su inchieste, condotte da vari magistrati della Procura, su alcune inchieste molto delicate. Una di queste riguarda il senatore Sergio De Gregorio e prende le mosse da presunte speculazioni immobiliari messe in atto da alcune cosche della 'ndrangheta. C'é poi un'inchiesta in cui è coinvolto il capogruppo di An nel Consiglio regionale della Calabria, Alberto Sarra. L'indagine, condotta dalla Dda reggina, era stata avocata dalla Procura generale, ma mercoledì scorso, la Procura generale della Cassazione, accogliendo il reclamo della stessa Dda, ha restituito l'inchiesta alla Procura antimafia. Un'altra inchiesta, condotta dalla Dda, e sulla quale si è registrata una fuga di notizie, è quella relativa a presunti brogli nel voto degli italiani emigrati nell'America Latina nelle scorse elezioni politiche. Agli atti vi sarebbe anche una telefonata tra un uomo d'affari calabrese, Aldo Micciché, da tempo residente in Venezuela e presunto emissario in Sud America della cosca Piromalli di Gioia Tauro, ed il parlamentare Marcello Dell'Utri, che non è indagato. C'é qualcuno, dunque, che ha interesse a diffondere notizie riservate per ostacolare il lavoro dei magistrati reggini? E' questo l'inquietante interrogativo al quale la Procura di Catanzaro dovrà al più presto dare una risposta per evitare che intrighi e veleni rendano irrespirabile l'aria in una delle Procure più impegnate ed esposte d'Italia.
Alessandro Sgherri ANSA

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