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venerdì 21 marzo 2008

REGGIO. La Finanza sequestra azienda agricola e reperti archeologici

Brillante operazione nel settore della tutela alla salute pubblica e del rispetto della normativa sanitaria dei militari Nucleo di Polizia Tributaria del Comando Provinciale della Guardia di Finanza. Durante il servizio sono stati anche individuati e sequestrati beni di valore archeologico. Le Fiamme Gialle, avevano programmato un intervento nei confronti di una struttura ubicata al rione Gallico, in cui erano detenuti numerosi animali da allevamento. Benché, infatti, fosse evidente una consistente presenza di animali e di personale preposto ad accudirli e ad assicurarne la produttività, non risultava accesa alcuna partita Iva in merito all’attività svolta. Effettuato l’accesso i militari hanno avuto conferma di quanto ipotizzato, cioè che fosse in atto una vera e propria attività di allevamento zootecnico finalizzata alla produzione e ad commercio di carni, derivati del latte e salumi. All’interno di un grande capannone adibito a vera e propria stalla erano sistemati quasi 500 animali di varie tipologie (suini, ovini, caprini, bovini, pollame ed anche colombi). Adiacente alla struttura ve ne era un'altra contenente le celle frigorifere per le carni (ve n’era quasi un quintale), per i salumi (oltre 150 e privi di etichettatura) e i latticini (oltre 100 formaggi e quasi 100 litri di latte), nonché le bilance, i coltelli e l’attrezzatura necessaria per eseguire le macellazioni. Ciò che era assente, invece, era la documentazione sanitaria necessaria a svolgere l’attività di macellazione e di produzione di alimenti. La perquisizione, che ha permesso di rinvenire anche la pistola utilizzata per effettuare le macellazioni clandestine e quasi 200 cartucce, è stata estesa anche ad altri due corpi di fabbrica insistenti nell’area. In uno di questi edifici, un capannone al cui interno erano depositati, quasi a formare una vera e propria discarica, centinaia di carcasse di videopoker e congegni elettronici da intrattenimento dimessi, i finanziari hanno notato la presenza di un pozzo e di una falda acquifera, nonché la vicinanza agli animali. Dunque questo stato di fatto rendeva ancor più pericoloso lo stato di inquinamento in cui versava la discarica di rifiuti speciali. Le Fiamme Gialle hanno inoltre accertato violazioni alla normativa edilizia. La struttura, infatti, sarebbe stata costruita senza le previste autorizzazioni. L’altro edificio, invece, è l’abitazione del titolare dell’azienda agricola. Qui i militari del Nucleo di Polizia Tributaria hanno rinvenuto materiale di chiara origine archeologica. A questo punto, è stata avvertita la Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria che ha immediatamente inviato sul posto un esperto archeologo, il quale ha confermato l’età dei reperti databile intorno al III-IV secolo a.Cristo. Si tratta di un cratere a figure rosse di tipo campano, di una hydra anch’essa a figure rosse, di un anfora biansata a vernice nera e di un busto fittile di figura femminile panneggiata e con polos sul capo, acconciatura bipartita ed orecchini. I reperti erano stati ritoccati per colmare le parti mancanti e per risanare la vernice deteriorata creando immenso nocumento e danno all’opera di restauro che invece andava eseguita da professionisti con le tecniche adeguate. I beni sono stati sottoposti a sequestro ed affidati al personale della Soprintendenza e custoditi presso il Museo Nazionale di Reggio. Tra le tante violazioni di natura penale contestate al titolare dell’azienda agricola (macellazione clandestina, inquinamento, violazione alla normativa edilizia, illecita detenzione di materiale archeologico, ricettazione) occorre anche aggiungere l’impiego di manodopera irregolare. Tra il personale dipendente, i finanzieri hanno individuato un immigrato indiano privo di permesso di soggiorno. A quest’ultimo, che è stato sottoposto a rilievi segnalatici, è stato notificato da parte della Questura il provvedimento di espulsione.

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