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sabato 19 gennaio 2008

TAURIANOVA. Aveva previsto in sogno la sua tragica fine. La Polizia arresta il presunto omicida

Quel sogno non era una fiction e, forse, è più appropriato affermare che si trattava di una nefasta predizione dell’imminente futuro che attendeva quella tragica mattina Emanuele Borghese, 35 anni, bidello precario in una scuola della provincia di Bergamo. Lo scorso 14 luglio, il giovane è svanito nel nulla, affidando le sue paure ai familiari ed indicando la persona con cui aveva un appuntamento. «Devo incontrare Vincenzo Verduci , se mi accade qualcosa è lui il responsabile». Queste le ultime parole consegnate dal bidello alla madre, prima di partire per una destinazione senza ritorno. Da queste rivelazioni della madre Maria Antonietta Cirillo è scattata l’attività investigativa del personale del locale Commissariato. L’azione d’intelligence, si è conclusa questa mattina con l’arresto di Vincenzo Verduci (nella foto), 36 anni, bracciante agricolo di Castellace di Oppido Mamertina, presunto appartenente alla cosca Mammoliti. Verduci, che ha precedenti per detenzione illegale di armi e munizionamento, è accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. I particolari di questa storia di “lupara bianca” sono stati comunicati dal vice capo della Squadra Mobile di Reggio Calabria, Renato Panvino e dal dirigente del Commissariato di Taurianova, Andrea Ludovico. Le minuziose indagini, coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Palmi, Francesco Tedesco, si sono avvalse essenzialmente di mezzi tecnici. I segugi del commissario Ludovico, sono riusciti a smontare l’alibi fornito dal Verduci e sostenuto da un fratello. La mattina della scomparsa di Emanuele Borgese, il bracciante agricolo non si sarebbe mosso da una zona di campagna in agro di Castellace. Secondo i riscontri degli inquirenti, questa circostanza sarebbe del tutto falsa. Il personale della Polstato, infatti, ha accertato, attraverso l’analisi di alcuni ripetitori di telefonia cellulare, gli spostamenti del presunto omicida. Il cellulare di Vincenzo Verduci, è stato “copiato” dalla cella di Molochio, dove abita la fidanzata, successivamente, è stato preso in carico dalla cella di via Crispi di Taurianova. Proprio, questa cella, nei medesimi minuti, rivela anche la presenza del telefonino della vittima. Secondo gli investigatori della Polizia di Stato, il movente è legato ad un grosso debito che Emanuele Borghese aveva contratto con il cognato di Verduci, Carmine Cosmano, ucciso il 2 aprile dello scorso anno. Cosmano, per gli investigatori era uno spacciatore di cocaina, mentre Borgese era un consumatore. La somma, quindi, era relativa alla cessione dello stupefacente. Con l’omicidio di Carmine Cosmano, il debito non si sarebbe estinto e le funzioni di creditore sarebbero state assunte da Vincenzo Verduci, che avrebbe preteso la restituzione del denaro. Tutti questi elementi, sono stati ritenuti validi dal Gip del Tribunale di Palmi, Rosa Maria Putrino, che ha emesso il provvedimento restrittivo. Il personale del Commissariato, ha atteso il rientro in Italia di Vincenzo Verduci, il quale ha trascorso un periodo a Boston presso alcuni parenti. Stamane, l’arresto e il trasferimento nella Casa circondariale di Palmi. L’attenzione della Polstato adesso è concentrata sul ritrovamento del corpo della sfortunata vittima.

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